|
seguito
passò al dominio di Pedro de Toledo che fece erigere il palazzo baronale
denominato comunemente Palazzaccio. La struttura, con vicino
casette affiancate, fu centro direzionale dei lavori agricoli
della zona. Ancora oggi, nel paese, è possibile ammirare il
Palazzaccio a pianta quadrata con torre merlata e facciata
caratterizzata da grandi finestre incorniciate da archi;
all’interno si può visitare anche una interessante cappella.
Nelle vicinanze della spiaggia è situata una torre
d’avvistamento, costruita nel periodo aragonese, mentre un’altra
torre a forma cilindrica si può apprezzare in località “Terzo
Madonna”. Nella zona di “Recoleta” sorge una Masseria
Fortificata risalente al XVII-XVIII sec., caratterizzata da un
ampio portale, da una torre quadrata e da due torri situate agli
angoli della facciata. Nel territorio è sito Termitito, un
importante insediamento di età micenea occupato in seguito da
coloni greci.
Sul territorio sono ancora evidenti
i segni di una civiltà
greco-bizantina, di popolazioni
elleniche persino doriche e micenee,
rilevabili dalle terracotte
rinvenute in loco e, di altre
reliquie giacenti nei musei di
Policoro e Metaponto. Dopo gli
Elleni, i Romani , i Longobardi ed i
Saraceni, Scanzano, come gli altri
centri della costa ionica, subì un
lungo degrado a causa delle continue
invasioni, per cui le popolazioni
superstiti si spostarono sui monti
dell’entroterra.
Dopo il Mille, Scanzano e Policoro,
benchè divisi dal fiume Agri,
costituivano un’unica tenuta che si
evidenzia in un atto del 1095, del
duca Ruggiero di Pomereda e di sua
moglie Alberada, attraverso cui
donavano la chiesa di Santa Maria
Genitrice di Scanzano all’abate
Giovanni della chiesa di Santa Maria
di Pisticci. Nel 1100-1104, Scanzano
diventò di proprietà del figlio di
Ruggiero, Riccardo Siniscalco, che
donò tutta la tenuta di Scanzano e
Policoro alla badia di S. Elia di
Carbone. Nel 1125, fu Boemondo
figlio di Roberto il Guiscardo a
sottoscrivere l’atto di donazione
alla badia di Carbone che amministrò
per lungo tempo. Nel 1132 la
donazione fu riconfermata da re
Ruggiero, nel 1154 da re Guglielmo,
nel 1191 da re Tancredi, ed infine
nel 1232 da Federico II.
Successivamente il territorio di
Scanzano fu occupato con la forza
dal principe Ruggero Sanseverino,
strappando la tenuta alla badia di
Carbone; morto il principe nel 1430,
la regina Giovanna di Napoli,
investì il figlio Antonio, delle
tenute di Policoro e Scanzano. A
questi seguì Luca Sanseverino, che
in seguito alla morte di suo padre
vendette il feudo e per concessione
del re Ferdinando d’Aragona, passò a
Roberto Sanseverino nel 1473. Nel
1741 il feudo di Scanzano si trovò
in possesso di Mattia Alessandro
Mirabile d’Aragona, che era
succeduto al padre Cesare Francesco.
In seguito, Scanzano, fu venduta al
marchese Donnaperna di Colobraro che
la tenne per molti anni fino al
primo ventennio dell ‘800.
Nel 1809, il comune di Montalbano, pretese gli usi civici sulle
terre del centro scanzanese; mentre il restante in diversi
appezzamenti venne venduto nel 1816 al barone Gennaro Ferrara,
favorito dal governo borbonico. In questo periodo non ci furono
miglioramenti strutturali e sociali fino al 1860; neanche
Ferdinando II, successo al padre, riuscì a cambiare qualcosa.
Nel paese è interessante visitare la Chiesa dell’Assunta, che
conserva nel suo interno una corona d’argento di una statua
della Madonna del 1715 ed alcune sculture lignee del XVIII sec..
Scanzano è un centro balneare in fase di evoluzione, infatti le
attrezzate spiagge e le acque limpide del Mar Jonio (Bandiera
Blu d’Europa da diversi anni) sono meta ogni anno di turisti
provenienti anche da paesi stranieri. Nell'Ottocento il
territorio fu bonificato parzialmente, nel secolo successivo,
invece, la bonifica fu integrale e, a partire dagli anni
Cinquanta, determinò uno straordinario sviluppo agricolo,
soprattutto in campo ortofrutticolo. Essendo un paese situato in
una zona molto fertile, ha parecchie aziende agricole
specializzate nelle colture sia nei campi che nelle serre.
Prodotti di maggiore coltivazione sono gli ortaggi e la frutta
in particolare agrumi, pesche, fragole e kiwi. Le località
abitate sono: Recoleta, Terzo Caracciolo, Terzo Cavone e Terzo
Marzoccolo; vi risiede il 60% della popolazione. |
|